Partita IVA - seconda parte

                                            

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Ci siamo lasciati con un interrogativo: quale è il momento in cui si deve aprire partita iva? Come ti dicevo nello scorso articolo, ci sono una serie di elementi diversi da prendere in considerazione per Aprire Partita Iva. Il momento varia a seconda dell'attività economica da svolgere. Ogni attività esercitata ha delle caratteristiche proprie e gli elementi da prendere in considerazione sono i seguenti:

  • La continuità

  • L’abitualità 

  • La professionalità

  • L’esercizio in forma organizzata dell’attività.

Quando si è in presenza di questi requisiti si è obbligati a fare il grande passo, anche se l’attività di per sè non ha prodotto alcun ricavo. Ciò che conta ai fini fiscali e la propensione del soggetto ad esercitare un’attività idonea a produrre reddito, anche se non è stato generato.

L’Agenzia delle Entrate, inoltre, ha chiarito il significato del termine “abituale” come attività che si ripete nel tempo costantemente nel tempo e che necessita dell’impegno intellettuale o materiale per essere svolta, nonchè la predisposizione dei mezzi necessari a svolgere l’attività.

Quindi non devo aprire la partita iva solo al superamento di soglie di reddito? 

Assolutamente no! Spesso si tende a fare confusione tra soglia di ricavi (i famosi €. 5.000) e obbligo di apertura della partiva Iva. I ricavi non sono mai un parametro di riferimento che da solo può stabilire se di deve o meno aprirla.

Abitualità + Continuità dell’attività = Apertura della partita IVA

Questa semplice equazione è l’unico parametro di riferimento per stabilire quando sia arrivato il momento di aprire partita IVA. E’ bene sottolineare, tuttavia, che l’Amministrazione finanziaria non fornisce una definizione precisa di questi due elementi. Per questo motivo, è necessario valutare attentamente caso per caso, la necessità di aprire partita Iva.

Come si apre la partita iva?

L’apertura è semplice e rapida, poichè è un’operazione che oggigiorno si svolge completamente per via telematica. Richiede una serie di passaggi, che possiamo riassumere in 3 step principali: scelta del codice ATECO adatto all’attività che si intende svolgere, scelta della forma giuridica sotto la quale si intende svolgere una determinata attività e scelta del regime fiscale più adatto.

Durante questi step, si dovranno prendere decisioni assai importanti, che andranno ad influenzare l’andamento dell’attività anche negli anni a venire. Per questo motivo, è bene farsi affiancare da un esperto, che sappia indirizzarti verso le scelte più opportune. I tempi per aprire Partita IVA variano circa da 24 ore per i liberi professionisti (per i quali non vi sono costi aggiuntivi) a 2/7 giorni per le ditte individuali, per le quali occorre anche effettuare l’iscrizione al Registro delle Imprese (e, successivamente, all’Albo degli Artigiani o alla Camera di Commercio) tramite la procedura ComUnica.

1. Codice ATECO

Il CODICE ATECO è una combinazione di numeri che contraddistingue ogni attività economica italiana. Va obbligatoriamente indicato al momento di apertura della Partita IVA, e ciò vale sia per i liberi professionisti che per le attività di commercio o artigianato, e si configura come un elemento molto importante, in quanto da esso dipende il coefficiente di redditività e, dunque, la quota di fatturato su cui si pagheranno imposte e contributi.

2. Struttura operativa
La struttura operativa è quella che può determinare la riuscita o meno del tuo business. Occorre scegliere fra IMPRESA INDIVIDUALE o SOCIETA’. Operare singolarmente può essere la scelta migliore se si è da soli, oppure se il business è di minori dimensioni. Se invece si tratta di avviare un business più strutturato è opportuno pensare ad una struttura più complessa che possa maggiormente darti garanzie. Mi riferisco alla possibilità di avviare l’attività sotto forma di società di persone o di capitali. Si tratta di due tipologie societarie molto diverse tra loro che presentano entrambe vantaggi e svantaggi.

Per farti un esempio, le società di persone presentano il vantaggio di avere costi di gestione meno elevati ed una gestione diretta e personale dell’attività. Al contrario lo svantaggio è che non vi è separazione patrimoniale tra società e socio. Questo aspetto spesso può essere controproducente. Allora è il caso di avviare l’attività con una società più strutturata che garantisce separazione patrimoniale tra socio e società. Mi riferisco alla SRL. La cosa importante che devi ricordare è individuare la migliore struttura possibile per il tuo business. È impossibile definire a priori quella che è la migliore struttura possibile. Ogni business ha le sue caratteristiche, per questo è importante avere al proprio fianco un Dottore Commercialista esperto con cui analizzare la situazione.

3. Regime fiscale

La scelta del corretto regime fiscale dipende dalle caratteristiche della tua attività e ti farà risparmiare molti soldi. In generale, la scelta del regime fiscale dipende dalla struttura del business che hai individuato nel punto precedente. Grazie ad una legge del 2016, è possibile aprire Partita IVA con un regime agevolato, conosciuto come regime forfettario, che si configura come un’ottima soluzione per il freelancer agli inizi della sua attività. Difatti, possono accedere ad esso tutte le Partite IVA individuali che fatturano meno di 65.000 euro/anno.

Una caratteristica interessante del regime forfettario consiste nel calcolo su base forfetaria delle spese: in altre parole, non dovrai dedurre voce per voce tutti i costi sostenuti durante l’anno, bensì verrà applicata una deduzione fissa sul tuo fatturato complessivo, secondo la percentuale indicata per il tuo Codice ATECO (detta “coefficiente di redditività”). La parte rimanente, chiamata reddito imponibile, è quella effettivamente soggetta a tassazione.

La più importante agevolazione del regime forfettario è l’imposta sostitutiva al 15%, che prende il posto dei normali tributi (Irpef, addizionali, ecc.). Per i lavoratori autonomi che rientrano anche nei requisiti per la cosiddetta “aliquota start-up”, l’imposta sostitutiva si riduce fino al 5% per i primi 5 anni di attività.

Fatti questo passaggio, sono già operativo ed in regola?

Manca un ultimo elemento: l’iscrizione alla tua Cassa di Previdenza di riferimento, in modo da poter versare i contributi previdenziali. Ma non tutte le Partite IVA sono iscritte alla stessa Cassa. Alcune attività, come probabilmente già saprai, sono riservate solo a quei professionisti che hanno superato un esame di abilitazione e/o che risultano iscritti ad un apposito Albo o Ordine Professionale. Altre attività nate in tempi più recenti, o non ancora soggette a regolamentazione, non hanno una Cassa Previdenziale ad hoc. Dunque, ad esempio, un Amministratore di Condominio, un Formatore o un Copywriter farà capo alla Gestione Separata INPS, e precisamente alla sezione dei Liberi Professionisti.

Per i professionisti iscritti alla Gestione Separata, il versamento avviene solo in proporzione al volume d’affari effettivamente prodotto. I contributi, infatti, si calcolano sul reddito imponibile, con aliquota al 25,72%.

Le cose cambiano per le ditte individuali, per le quali la Cassa di riferimento è la Gestione Artigiani e Commercianti dell’INPS. Per loro è previsto un contributo fisso, da versare anche in caso di reddito zero, che corrisponde a circa 3.800 euro annui. A questi si aggiunge un contributo “extra”, applicato solamente sull’eventuale parte che eccede il “reddito minimo INPS” (pari, per il 2020, a 15.953 euro), con aliquota al 24% (o al 21,90% per gli under 21).

Aprire Partita IVA può indurre timore, ma è un passaggio talvolta obbligatorio, che andrebbe affrontato con la giusta prospettiva: un’opportunità per farsi strada nel proprio campo, per dedicarsi ad un lavoro “personalizzato”, senza vincoli di orario, né una postazione fissa in ufficio, ma soprattutto senza regole a cui obbedire.
Mettendoti in proprio, infatti, sarai il capo di te stesso e potrai scegliere in assoluta autonomia.

Lucia - Commercialista e CEO di LadiesLab Group

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